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  • Immagine del redattorePasquale Bartolomeo e Pino Manocchio

Il 'mal di Molise'

Aggiornamento: 22 apr

Scoprire il ‘mal di Molise’, la regione che non ha bisogno di stupire i turisti per entrarti nel cuore

 

Testo di Pasquale Bartolomeo

Foto di Pino Manocchio



La giornalista, scrittrice, blogger Selvaggia Lucarelli lo disse in tempi non sospetti, in un suo splendido reportage sui social nell’estate del 2020, subito dopo la prima ondata pandemica: il ‘mal di Molise’ esiste ed è una sensazione che può togliere il fiato. Qui non ci si capita per caso. Un turista che sceglie di andare in un luogo poco noto fa un patto con se stesso, il proprio viaggio e la propria destinazione: un suggello che si fonda sulla convinzione che anche i luoghi meno battuti e ‘mainstream’ possono essere scrigno di meraviglie. A maggior ragione, un turista che sceglie di andare in Molise ha chiara una cosa: vuole andare ‘oltre il velo’ e scoprire se davvero c’è un’Italia in quello spazio misterioso incastonato tra gli Appennini, le pianure pugliesi e lo splendore cristallino del mar Adriatico.



Da secoli il Molise è una terra di passaggio, non una meta. Fin dai tempi delle Crociate, quando la Via Francigena si snodava per le colline e tra le anse del Volturno, o quando i sentieri della Transumanza – patrimonio Unesco dal 2019, peraltro - hanno assunto il ruolo di ‘autostrade verdi’. Perfino i Sanniti erano un popolo di pastori nomadi. Sembra quasi che in Molise nessuno voglia davvero rimanerci. Non ci sono grandi città, la densità abitativa è bassissima, grosse industrie neanche a parlarne.



L’antropologo Vito Teti parlava però di ‘restanza’ in senso positivo. “Restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev'essere considerato un fatto di coraggio. Una volta c'era il sacrificio dell'emigrante e adesso c'è il sacrificio di chi resta – raccontava in una bella intervista sul tema - Noi adesso viviamo in maniera rovesciata la situazione dei nostri padri e dei nostri nonni. Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere”. Ed è proprio qui che, forse, si consuma la vera differenza del Molise con altri luoghi. E dove un turista può davvero innamorarsi.


Perché questa terra non è un luogo di villeggiatura comunemente inteso. Non è il classico posto dove si va per divertirsi. Non c’entra niente con il concetto di relax, di buttarsi in panciolle su una spiaggia o crogiolarsi nel dolce far niente. Anzi. C’è più da mettersi in testa che il vero tesoro del Molise sta nella sua autenticità, e nell’esperienza che ne deriva. È una meta che va vissuta, assorbita, toccata, odorata, camminata. E proprio nel suo ‘non esistere’, nel suo essere un non-luogo come una terra di fiaba, che diventa inimitabile.



La magia di una terra dove il turismo potrebbe essere un’industria macina-soldi ma si ‘accontenta’ delle briciole e ciò, forse, diventa la sua vera forza. Probabilmente è per questo che i vari amministratori susseguitisi negli anni non hanno mai davvero sviluppato un piano serio per rilanciare il settore. Magari, nella loro lungimiranza, hanno capito che la vera ricchezza del Molise è la sua natura di incontaminata riserva naturale e di incorrotto bacino di umanità. Addirittura sulla costa l’impianto dunale è rimasto quello originario che prima degli anni ’60 ricopriva l’intero litorale adriatico. Il Molise, letteralmente, è un luogo le cui radici affondano in un altro tempo, in modo così profondo da rendere impossibile rescindere quel legame.


Pensate a quella meraviglia che è il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Un paradiso naturale a cielo aperto. Come anche le oasi naturalistiche WWF di Guardiaregia-Campochiaro o la riserva MAB di Collemeluccio-Montedimezzo. Ma anche i luoghi abitati non sono da meno. Ogni paesino, ogni borgo sembra raccontare una storia anche solo in fotografia. Avete fatto caso a quante ne vengono fuori, sui social network, soprattutto durante la pandemia da Covid-19? Una regione che da sempre è stata il ‘luogo del passaggio’ è uscita dalla sua sonnacchiosa immobilità dirompendo su Facebook, Instagram - e non solo - grazie alla sua incredibile biodiversità, al suo immenso spettro di colori. Dai toni di verde, marrone, bianco dei massicci montuosi del Matese e delle Mainarde, di Capracotta e dell’alto Molise, all’azzurro infinito che si mescola al blu delle acque del mare correndo giù tra Marina di Montenero, Termoli, Petacciato, Campomarino, dove scottate dal sole le mura del borgo color terracotta e ocra inseguono, nella vastità dei paesaggi e dei panorami che si sussegue velocissima, le pianure del sud diluite nei granai della Puglia dove gli Appennini sono giusto un ricordo. Uno spazio meraviglioso di colori, suoni, esperienze che vanno vissute a piedi per essere davvero comprese. Con passo lento e costante, ripercorrendo vie antiche che non sono solo funzionali allo spostamento ma davvero sentieri di una storia che si snoda da millenni fino a noi.


Il Molise imbiancato dalla neve
Termoli, località balneare sull'Adriatico

Un altro non-luogo, l’ennesimo, dove perdersi, lasciandosi trascinare dai borghi che emergono quasi inesplorati e si stagliano su spuntoni di rocce vecchie letteralmente quanto il mondo, quelle morge che sono lì da quando il Molise era ancora sprofondato sott’acqua e che oggi ospitano paesi che sono quasi delle fortezze di solitudine nella loro dignitosa, immutabile sacralità. Pensiamo a Pietrabbondante, nei pressi del monte Saraceno, ricoperto da boschi, che proteggono importanti mura megalitiche: natura, storia e archeologia si fondono, con l’area del Teatro sannitico che rappresenta una tappa praticamente obbligata per chi arriva in regione, unitamente all’altra grande meraviglia dell’area archeologica di Altilia-Sepino. Da molti paragonata ad una piccola Pompei, la città romana di Saepinum è recentemente balzata agli onori della cronaca mondiale grazie ad una vetrina sul New York Times, che ha inserito questo sito tra le 52 mete del mondo da scoprire, “un complesso di bagni e un foro che rivaleggia con quelli della capitale italiana, ma senza la folla che si vede a Roma”.


Teatro e Tempio Italico di Pietrabbondante
Area archeologica di Altilia-Sepino

Il Molise, dove ogni paese custodisce la propria diversità ma mantiene la stessa anima, quella di un tempo senza fretta, in cui non ci si dà appuntamento ma basta uscire in piazza per incontrare qualcuno. Una chiusura che altrove avrebbe incattivito gli animi, ma che qui ha invece permesso di rinforzare il senso di comunità, per vivere insieme come se il resto non contasse più. Perché qui l’ospitalità verso i turisti – da parte della gente che il Molise lo vive e lo ama - e non solo è quasi un dovere civile, un dono che mostra la riconoscenza di un’attenzione a cui la regione non è abituata.


Il Molise, terra di Castelli, Torri, Fortificazioni, Chiese ed Abbazie antichissime, tra cui l’Abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno, situata proprio tra le sorgenti del Volturno, il fiume più lungo dell’Italia meridionale, ed il Lago di Castel San Vincenzo, il ‘lago turchese’, così chiamato per il colore delle sue acque in cui si specchiano l’azzurro del cielo, il verde intenso della valle del Volturno e le maestose vette delle Mainarde.

Il sito archeologico di San Vincenzo al Volturno racchiude tesori inestimabili, tra i quali primeggia la Cripta di Epifanio con il suo ciclo di affreschi unico al mondo, tra i più importanti dell'alto medioevo.


Castelli, Rocche, Fortificazioni e Torri del Molise
Abbazia di San Vincenzo al Volturno
Lago di Castel San Vincenzo
San Vincenzo al Volturno - Cripta di Epifanio

Il Molise, terra che ospita uno dei più antichi giacimenti preistorici d'Europa e del mondo. L’area archeologica e paleontologica che si sviluppa attorno al sito “Isernia la Pineta”, data la sua importanza e la sua antichità, è considerata di ineguagliabile valore per la comprensione dei modi di vita e delle dinamiche di popolamento nell’area del Mediterraneo nel corso della Preistoria.

Il sito - cui è stato conferito l'autorevole ‘scudo blu’, riconosciuto dall’Unesco a garanzia di protezione internazionale in caso di calamità naturali e conflitti armati – è meta obbligata per chi vuol scoprire, nel moderno Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia, le tappe dell’evoluzione. Tra i reperti conservati occupa un posto preminente un dente da latte di un bambino di circa 6-7 anni risalente a 586.000 anni fa (Homo Heidelbergensis). È, ad oggi, il reperto di bambino più antico d'Italia e, oltre ad essere un reperto di importanza eccezionale, fornisce una testimonianza ancor più certa del passaggio dell'uomo in quell'area.



Museo Nazionale del Paleolitico di Isernia

Il Molise, terra in cui si trova il paese dove nasce la voce degli Angeli: è Agnone, il paese delle campane, l’Atene del Sannio, dove da mille anni perdura l’arte della fusione dei bronzi sacri e dove è possibile visitare la Pontificia Fonderia di campane Marinelli, la più antica fonderia italiana e fra le botteghe più antiche del mondo tuttora esistenti.


Fonderia Pontificia Marinelli di Agnone

Il Molise, terra ancorata da tempo immemore alle sue tradizioni, terra dove in ogni paese e in ogni stagione dell’anno si rappresenta qualche evento o qualche sagra che trae origine da antichi culti religiosi e da antichi riti legati agli elementi naturali e antropici.



Il Molise, terra rilanciata, attraverso i social, grazie alle immagini di tanti fotografi e videomakers amatoriali e professionisti, tra i quali ci piace citare Franco Cappellari, autore della recente mostra fotografica “136 Identità Molise”, promossa dalla Regione Molise e prodotta dalla Fondazione Molise Cultura, esposizione dove è possibile ammirare una foto di ognuno dei 136 Comuni della regione.

Le immagini della mostra sono state recentemente raccolte e pubblicate anche in un volume fotografico dal titolo ‘Molise tesoro nascosto’.


Franco Cappellari e la sua mostra fotografica allestita nel Palazzo GIL di Campobasso

Il Molise, regione che tenta il rilancio anche grazie all’impegno di gente comune e associazioni pro-loco di volontariato, persone che, con poche risorse economiche a disposizione ma con tanta passione, si dedicano con grande spirito collaborativo all’organizzazione di sagre e feste paesane per attirare i visitatori. Un esempio significativo è rappresentato dai ragazzi di ‘Molise in Action’, che sono riusciti a far conoscere e far amare dai turisti le cascate di Carpinone, sconosciute ai più fino all’anno scorso, ragazzi che hanno voluto provare a ricostruire qualcosa qui, nel principio di quella ‘restanza’ di cui si parlava prima.


Carpinone: una delle cascate lungo il fiume Carpino
Roccamandolfi: il Ponte Tibetano e il Castello Medievale

Ecco quindi che il Molise sta aprendo la porta a tanti italiani e stranieri in cerca di un turismo lento, sostenibile, esperienziale, dal basso costo ma dall’alta qualità. E, tra una sagra e un caciocavallo impiccato, tra un piatto tipico e un panorama mozzafiato, sempre più persone si stanno accorgendo della regione che non esiste, al punto che qualche giovane intraprendente – Manuele Martelli e Dorothy Albanese, professionisti del turismo e dell’hotellerie - ne ha fatto un marchio di brand turistico “Il Molise non esiste” che spopola sui social, con migliaia di condivisioni, commenti ed engagement in crescita esponenziale.


Il Caciocavallo molisano 'impiccato'

E così, timidamente, alcuni scorci di questa piccola ma sorprendente regione italiana sono diventati luoghi estremamente curati in cui è facile rifugiarsi e perdere il senso del tempo, il modo più bello in cui il Molise si ‘cuce’ addosso a chi lo vive, sinceramente e senza pretese. Ricordando al visitatore – e non solo – che in qualunque angolo ci si può sentire accolti in maniera autentica, lontano dai riflettori e dagli stereotipi. Senza sentirsi obbligati a dover stupire chi arriva. Non a caso, in alcuni siti manca anche l’essenziale: ovvero le indicazioni per raggiungere i luoghi, o le notizie sugli orari di apertura e chiusura. Così chi viene – ed è accaduto – spesso ha dovuto rinunciare a fare visita ai musei, trovando i battenti – a sorpresa – inesorabilmente chiusi. Dei siti archeologici, certo, ma, talvolta, anche dei punti di ristoro dove poter comprare una bottiglia d’acqua in estate.

Anche questo è il ‘mal di Molise’!

 

Redattori:

Pasquale Bartolomeo, giornalista professionista;

Pino Manocchio, fotogiornalista pubblicista impegnato in attività di divulgazione e promozione del territorio molisano in genere e della città di Isernia in particolare.


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2 Comments


Antonello Di Soccio
Antonello Di Soccio
Jun 11, 2021

Allora le auguro uns regione sempre più spopolata comandata a vita dai soliti. Questo bel racconto fa a pugni col vero molise che muore giorno dopo giorno.

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fcappellari
fcappellari
Jun 11, 2021

Grande Pino, hai raccontato con le tue splendide immagini il nostro Molise e le sue radici. I testi di Pasquale hanno arricchito questo bellissimo viaggio e lo hanno reso ancora più fruibile.

Congratulazioni!

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