La storia della biblioteca comunale "Michele Romano" di Isernia
- Gabriele Venditti e Pino Manocchio

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 14 min
Aggiornamento: 2 ore fa
Un inestimabile patrimonio cittadino da custodire e tramandare
Testo di Gabriele Venditti
Foto e restauro immagini di Pino Manocchio

La biblioteca comunale a Isernia viene costituita intorno al 1870 con il patrimonio librario proveniente dalle congregazioni religiose cittadine, disciolte per effetto del Regio decreto 7 luglio 1866, n. 3036 (una delle cd. Leggi di eversione dell’asse ecclesiastico), e da una importante donazione di circa mille volumi effettuata da Francesco Paolo Matticoli; inizialmente è collocata presso il Ginnasio “O. Fascitelli” (allora ospitato nei locali dell'attuale Scuola Media Giovanni XXIII, su Corso Garibaldi), assumendo tuttavia da subito i connotati di una biblioteca pubblica e non meramente scolastica.
La storia contemporanea della Biblioteca comunale “Michele Romano” ha, invece, formalmente inizio l’11 novembre 1934, data in cui viene trasferita nella sede che tuttora occupa, al primo piano del complesso monumentale di Santa Maria delle Monache, già monastero benedettino. La nuova sistemazione si ha per interessamento di Michele Romano, avvocato e professore, autore di saggistica e narrativa, già sottosegretario alla Pubblica istruzione del governo Mussolini nel biennio 1925-1926 e, all’epoca del trasferimento della biblioteca, senatore del Regno. Da qui l’intitolazione, per la quale, va notato, siamo davanti ad uno dei pochi casi dell’Italia repubblicana di istituzioni dedicate a figure, in ogni caso, coinvolte con il regime fascista (Romano è tra i 302 senatori dichiarati decaduti nell’agosto 1944 dall’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo perché «ritenuti responsabili di aver mantenuto il fascismo e resa possibile la guerra sia coi loro voti, sia con azioni individuali, tra cui la propaganda esercitata fuori e dentro il Senato»).




Altra particolarità poco nota della biblioteca è che, ancora oggi, non c’è un titolo giuridico certo che definisca la sua collocazione nel Complesso Monumentale di Santa Maria delle Monache: la biblioteca risulta ancora, a tutti gli effetti, occupante sine titulo. Come scritto diffusamente in un articolo pubblicato sul blog della biblioteca ("La biblioteca squatter. Di come da ottant'anni siamo occupanti abusivi", al quale si rimanda per gli approfondimenti https://bibliotecamicheleromano.blogspot.com/2014/02/la-biblioteca-squatter-di-come-da.html, la proprietà dei locali in cui la biblioteca ha sede è dello Stato, che la acquisì per effetto della Legge 28 giugno 1866, n. 2987 di eversione dell’asse ecclesiastico; la norma prevedeva, però, la possibilità di devolvere i fabbricati conventuali a Comuni e Province, purché ne venisse garantita la destinazione a fini pubblici. Il Comune, a suo tempo (1867), fece richiesta – per Santa Maria, così come per altri conventi cittadini soppressi; ottenne infatti Santa Maria delle Grazie (convento dei francescani alla Fiera, adibito a carcere, poi distrutto dai bombardamenti del settembre 1943) e Santa Maria degli Angeli (convento dei Cappuccini, poi divenuto Ospedale). Quanto al complesso di Santa Maria delle Monache, al Comune viene devoluta la sola chiesa, con tutti i suoi arredi sacri e opere d’arte, assegnata in data 7 aprile 1872. La consegna dell’ex monastero, invece, viene differita a data da destinarsi perché, all’epoca, l’immobile è ancora in uso all’Amministrazione militare (ecco perché Santa Maria delle Monache viene anche formalmente indicata come “Caserma Griffini” o “Antico Distretto”).
Passano una cinquantina di anni. Nel 1926, i militari lasciano finalmente la caserma Griffini e, meno di un anno dopo, il podestà di Isernia (l’Italia è ormai in camicia nera) torna a reclamare la consegna del convento. Ma a Roma si pensa ad altro e la consegna tarda a farsi. Così, nel 1929, il Comune passa alle vie di fatto e occupa la caserma abbandonata. Nel 1934, come detto, l’ala sinistra del vecchio convento diventa biblioteca civica.
Il primo Direttore della biblioteca comunale fu Ermanno d’Apollonio, che mantenne l'incarico per i nove anni successivi. Avvocato, studioso di storia dell'arte (fu professore della materia presso il locale Liceo-Ginnasio "O. Fascitelli"), della storia locale e del Molise, grande appassionato di archeologia, Ermanno d'Apollonio fu anche Ispettore ai monumenti e scavi del mandamento di Isernia e componente della "Commissione conservatrice dei monumenti e oggetti d'arte dell'Abruzzo e del Molise"; fece altresì parte della "Commissione per la raccolta delle iscrizioni medioevali" nonché membro dell'Istituto Nazionale di studi romani".
Riguardo la biblioteca comunale fu l'iniziatore dell'opera di catalogazione sistematica dei volumi e curò in particolare l’Antiquarium comunale: l’importante raccolta dei reperti lapidei della colonia latina e poi municipium di Aesernia che è confluita nell’esposizione permanente del Museo archeologico di Santa Maria delle Monache (è sempre bene ricordare che gran parte dei manufatti che costituiscono la collezione permanente del Museo è di proprietà comunale).














Nell'autunno del 1943, con la guerra tragicamente presente sul suolo italiano, la biblioteca subisce lo stesso destino riservato a gran parte della città di Isernia: risparmiata dai bombardamenti alleati del settembre e ottobre 1943, non scampa alla distruzione del successivo 4 di novembre: nella notte, l’esercito tedesco in ritirata mina, tra gli altri edifici che insistono sulla strada, chiesa e monastero, per ostruire il transito della sottostante via Roma e rallentare così l’avanzata degli Alleati verso il fronte di Montecassino. I locali della biblioteca vengono distrutti dall’esplosione, con perdite enormi del patrimonio posseduto.




Nell’aprile del 1944, una commissione congiunta composta da monuments men alleati e funzionari dell’appena risorto Ministero dell’Istruzione è presente a Isernia per un’ispezione sui danni di guerra al patrimonio artistico e culturale. Lasciano schede per ogni monumento cittadino. Con riferimento alla biblioteca, viene verbalizzata la perdita (probabilmente per furto da parte dell’esercito tedesco) dell’intera collezione numismatica di oltre 360 antiche monete sannite e romane e di un numero sconosciuto di antichi volumi, manoscritti e documenti di archivio (come mostrato da recenti ricerche di Nicolino Paolino).
Ermanno d’Apollonio, purtroppo, non ebbe modo di assistere allo strazio dei danneggiamenti, delle distruzioni e delle perdite della "sua" biblioteca: morì improvvisamente il 6 ottobre del 1943 mentre la sua stessa città subiva atroci e devastanti bombardamenti aerei, iniziati il 10 settembre dalle forze alleate che miravano a tagliare le vie di fuga all'esercito tedesco ormai in ritirata.
Per questo motivo, quando si trattò di mettere mano, in emergenza, alla ricostruzione degli inventari e della biblioteca stessa, fu un altro d'Apollonio ad occuparsene: il figlio Camillo.

Camillo d’Apollonio nacque a Isernia il 2 novembre 1922 e morì a Buenos Aires il 5 ottobre 1989. Nel dopoguerra è stato corrispondente da Isernia di alcuni quotidiani nazionali, tra cui il Messaggero, curandone in particolare la pagina culturale. Si occupò anche, per il territorio isernino, del funzionamento del locale osservatorio che, all’epoca raccoglieva e analizzava i dati meteorologici successivamente forniti, con cadenza giornaliera, al Centro Nazionale di Meteorologia. Ha curato, in via del tutto temporanea e per un breve periodo, il funzionamento della biblioteca comunale, con lo stesso spirito e l’amore che aveva caratterizzato l’impegno profuso per circa un decennio da suo padre Ermanno, scomparso prematuramente.
A causa del protrarsi dei lavori di ripristino dei locali della biblioteca danneggiati dagli eventi bellici e preferendo assecondare la sua attitudine e passione per il giornalismo, Camillo d'Apollonio si trasferì nel 1949 in Argentina, a Buenos Aires, dove ha lavorato presso il CIME (Comitato Intergovernativo per le Migrazioni Europee) seguendo in particolare l’emigrazione italiana in Argentina in stretto coordinamento con gli uffici del Consolato d’Italia. E’ stato il fondatore e uno dei dirigenti più attivi dell’Unione delle Associazioni molisane in Argentina (URAMA) che gli ha consentito di mantenere per molti anni sempre vivi i contatti con il Molise e con Isernia in particolare.

Quanto alla biblioteca, completati il 10 giugno del 1953 i lavori di ricostruzione e restauro, eseguiti dal Genio Civile, fu restituita alla città e riaperta al pubblico con una cerimonia alla quale presenziò il direttore delle Biblioteche e Accademie d'Italia Guido Arcamone. Assunse la direzione il prof. Angelo Viti, che reggerà la biblioteca comunale per trent’anni, facendone una sua creatura e realizzando un’identificazione tra istituto e chi lo dirige che ancora rimane nella memoria condivisa della città. Lillino Viti contribuì ad accrescere il catalogo, specialmente dal punto di vista qualitativo, con l’acquisizione di rari volumi.


Poeta, scrittore, archeologo, pittore, Viti è da ricordare soprattutto per i saggi di storia locale: suoi sono i due importanti studi riguardanti le pergamene medievali dell’Archivio capitolare di Isernia (Note di diplomatica ecclesiastica sulla Contea di Molise, 1972) e l’epigrafia latina (Res Publica Aeserninorum, 1982), oltre ai tanti contributi per l'Almanacco del Molise.
Da segnalare anche le numerose poesie in vernacolo, la raccolta "I canti dell'Ellade" per cui vinse nel 1965 il III premio internazionale di poesia "Città di Atene", oltre a romanzi e numerosi saggi di arte e archeologia. Fra i tanti riconoscimenti e premi che gli furono dati, fra cui il prestigioso premio nazionale Tetradramma d'Oro nel 1975, figura anche la vincita di un premio in denaro del valore di un milione di lire nel 1968 nella famosa trasmissione radiofonica "Il Gambero" ideata e condotta da Enzo Tortora. Con i soldi di quella vincita, come raccontatoci dai suoi familiari, Viti acquistò una Fiat 850 di colore blu che molte persone in città ancora ricordano.
Il prof. Viti nel 1967 con Giuseppe Garibaldi (nipote dell'eroe dei due mondi), figlio di Domenico Menotti Garibaldi, primogenito di Giuseppe e Anita Garibaldi (archivio famiglia Viti)







Angelo Viti fa da guida a un gruppo turistico presso l'area archeologica di Saepinum-Altilia, 1979 (archivio famiglia Viti)
Immagini di Angelo Viti in biblioteca (archivio famiglia Viti)




Angelo Viti nel 1983 con i suoi collaboratori bibliotecari (archivio famiglia Viti)

Rimasta danneggiata a causa degli eventi sismici del 1980 (il disastroso terremoto dell’Irpinia, che forte viene avvertito anche a Isernia), la biblioteca viene chiusa al pubblico per gli opportuni restauri. Nel maggio del 1983 il prof. Viti viene collocato a riposo.

I lavori di consolidamento hanno inizio nel gennaio del 1984 e il nuovo sisma del maggio 1984 (terremoto della Val di Comino) contribuisce ulteriormente ad aggravare lo stato, già precario, dell’immobile.
La ristrutturazione dura fino al 1990 con il rifacimento integrale dei solai, per cui viene rimossa la storica scaffalatura lignea, ricollocata a seguito di un paziente lavoro di restauro ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici e Ambientali del Molise, sotto la direzione dell'arch. Antonio Giovannucci.
Dopo molti anni di chiusura, finalmente la biblioteca viene restituita al pubblico il 3 dicembre 1992; la direzione è assunta da Fernando Cefalogli, cultore di storia locale e autore di saggi sull’argomento (Isernia: strade, vie, vicoli, piazze – L’onomastica storica, 2000; Stefano Jadopi - La proprietà illuminata, 2005: e altri).
Le immagini del 03/12/1992 della cerimonia di riapertura della biblioteca comunale
La biblioteca dopo i lavori di restauro
Cefalogli, che è stato direttore della biblioteca per oltre 20 anni, ha completato il lavoro di riorganizzazione e catalogazione inventariale del patrimonio bibliotecario, pubblicando un primo opuscolo-guida sulla storia della biblioteca comunale, contenente, tra l'altro, un elenco riepilogativo con il numero dei libri, delle opere, delle stampe e quant'altro presente in biblioteca a tutto il 1999.
Immagini di Fernando Cefalogli alla presentazione in biblioteca del suo libro "Stefano Jadopi - La proprietà illuminata"

Dal febbraio 2009 responsabile della biblioteca è chi scrive queste brevi note (Gabriele Venditti). Mi sono interessato anch’io alla storia locale (difficilmente se ne può rimanere estranei frequentando queste sale): voglio ricordare nel 2011 il volume Isernia al cadere de' Borboni. Fatti di rivoluzione e reazione nell'autunno 1860; nel 2018 la curatela de La storia di Isernia del Garrucci illustrata da Cesare De Leonardis, insieme a Manuela De Leonardis.
Gabriele Venditti, direttore della biblioteca comunale dal febbraio 2019
Gabriele Venditti fotografato in biblioteca nella stessa posa di Angelo Viti (la scala in legno è sempre la stessa da oltre cinquant'anni)


Foto delle sale bibliotecarie nei recenti allestimenti:



Sono oltre 50.000 i volumi che costituiscono il fondo librario della biblioteca; tra questi, ben 19 sono le cinquecentine, e numerosi e notevoli i volumi rari e di pregio dei secoli XVI e XVII. Il volume più antico è un’edizione aldina delle Divinae Institutiones di Lattanzio, edito a Venezia nel 1535 (L. Coelii Lactantii Firmiani Diuinarum institutionum libri septem proxime castigati, et aucti. Eiusdem De ira Dei liber 1. De opificio Dei liber 1. Epitome in libros suos, liber acephalos. Phœnix. Carmen de dominica resurrectione. Item index in eundem rerum omnium. Tertulliani liber apologeticus cum indice). Da ricordare la copia delle Memorie Historiche del Sannio dell’isernino Giovan Vincenzo Ciarlanti, edita in Isernia per i tipi dell’editore Camillo Cavallo nel 1644 (primo esempio di arte tipografica attestato in città).




Opera manoscritta di Andrea d'Isernia, sec. XIV
Pagine tratte da "La storia di Isernia", opera manoscritta di Domenicantonio Milano

Nel corso degli anni, il catalogo della biblioteca si è arricchito anche grazie alle donazioni ricevute da privati cittadini; fra queste, la più importante e cospicua è stata quella effettuata da Alberto Laurelli: circa 3.000 volumi fra cui alcune cinquecentine e molti testi del XVIII e XIX secolo.
Non custodiamo solo libri: presso la biblioteca ha sede l’Archivio storico comunale, sezione separata dell’Archivio comunale istituita ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. 30 settembre 1963 e costituita dai documenti comunali relativi agli affari esauriti da oltre quarant'anni. L’Archivio storico ha come suo fine l’idonea conservazione, inventariazione e utilizzazione a scopi scientifici e didattici di tutto il patrimonio archivistico comunale concernente la storia politica, amministrativa, sociale, economica, artistica e culturale della città. Punta di diamante ne è il codice membranaceo chiamato secondo tradizione Liber privilegiorum (o Codex Aeserniensis) che raccoglie i decreti che hanno interessato la fidelissima città di Isernia, emanati dai sovrani angioini, durazzeschi e aragonesi, fino al privilegio dell’imperatore Carlo V, del 1521, sulla cui edizione a stampa è riportato per la prima volta lo stemma civico di Isernia, in forma non dissimile dall'attuale (per chi volesse approfondire si rimanda all'articolo pubblicato sul blog ufficiale della biblioteca: https://bibliotecamicheleromano.blogspot.com/2018/11/.


La biblioteca ospita l’Archivio familiare d’Apollonio (ancora in fase di inventariazione), miniera inesauribile per la storia della città e del territorio. Nel 2018, inoltre, c'è stata l’importante donazione di documenti legati alla storia di Isernia da parte della famiglia De Leonardis.
25/10/2018- Presentazione del libro "La Storia d'Isernia del Garrucci" (Volturnia edizioni) con la partecipazione della famiglia De Leonardis di Roma (foto Tobia Paolone)
Sono conservati presso la biblioteca circa 2.000 opuscoli regionali; oltre 2.000 stampe ad incisione (secc. XVII–XVIII–XIX), fotografie e giornali d’epoca, manoscritti, carte geografiche antiche (per tutte, l’enorme Carta napoleonica di Bacler d’Albe, posta all’ingresso), legature medievali, atti su pergamena dei secc. XVI–XVII–XVIII, (queste ultime provenienti dall’Archivio Notarile di Isernia), pagine sciolte di un prezioso antifonario del XIV secolo.
Legature medievali



Pagine di antifonario romano con canti gregoriani, sec. XIV
La biblioteca conserva dipinti di notevole interesse storico-artistico, quali le due opere del Cinquecento su tavola, raffiguranti San Giovanni Battista e San Gregorio Magno, il dipinto su tela “L’adorazione dei pastori”, della seconda metà del Seicento, e un’altra tela raffigurante “La Maddalena”, della prima metà del Settecento.




Qualcosa che in origine era in biblioteca si trova ora altrove: la testina marmorea di fanciullo d’epoca augustea e la colonnina votiva a Venere sono ora nel nuovo allestimento espositivo presso il Museo archeologico di Santa Maria delle Monache; la croce viaria bifacciale in pietra, di età tardo-medievale, e la camicia rossa del garibaldino Domizio Tagliaferri sono in mostra permanente presso il Museo civico della Memoria.


Croce viaria bifacciale in pietra



La biblioteca mira sempre di più a diventare punto di riferimento imprescindibile per la cultura cittadina. L'impegno per il futuro sarà quello di organizzare ed ospitare, sempre più frequentemente, incontri, riunioni, convegni, presentazioni di libri e quant'altro necessario per coinvolgere i cittadini, soprattutto i più giovani, a entrare in questo luogo storico, che rappresenta un motivo di vanto per la nostra Isernia e nel quale è percepibile la storia e la cultura della comunità.
Nell'ottica di questo impegno, la biblioteca nel 2024 è diventata sede del Centro di Aggregazione Giovanile Free Zone, iniziativa nata per sostenere i giovani nell'ideazione e sviluppo di progetti ad orientamento civico con l'intento di promuovere eventi sociali, culturali e formativi all'insegna della socializzazione, integrazione, inclusione.
Nelle foto seguenti sono illustrati alcuni eventi particolarmente significativi che si sono svolti in biblioteca negli ultimi anni.

Le foto recenti della biblioteca e dei documenti sono state scattate da Pino Manocchio, che ha restaurato e ottimizzato anche tutte le foto tratte dagli archivi privati delle famiglie d'Apollonio e Viti.
A conclusione di questo racconto, desideriamo ringraziare, per il loro prezioso contributo: Giacomo d'Apollonio - Ermanno d'Apollonio - Maria Viti - Nika Pellegrino - Fernando Cefalogli - Cesare Di Bucci - Tobia Paolone - Patrizia Calenda - Francesca Antonelli
Gli autori:
Gabriele Venditti, Laurea in Giurisprudenza, Funzionario presso il Comune di Isernia, scrittore, direttore della Biblioteca "Michele Romano". Ha pubblicato diversi libri sulla storia locale.
Pino Manocchio, fotogiornalista pubblicista, impegnato in diverse attività di divulgazione e promozione del territorio molisano in generale e della città di Isernia in particolare.































































































































































































Commenti